Il mondo riduce il divario di genere, ma l’Italia fatica sul terreno del lavoro. Il Global Gender Gap Report 2026 colloca il nostro paese al 121° posto su 145 per partecipazione economica e opportunità. Un dato che riporta l’attenzione sulle scelte e sui processi delle organizzazioni.
Il divario di genere nel mondo non è mai stato così ridotto. Ma il progresso non procede alla stessa velocità ovunque e, soprattutto, non riguarda allo stesso modo tutti gli ambiti della vita economica e sociale. È quanto emerge dal , pubblicato il 16 settembre dal World Economic Forum. Giunto alla sua ventesima edizione, il rapporto analizza 145 economie e misura la distanza dalla piena parità tra donne e uomini attraverso quattro dimensioni: partecipazione economica e opportunità, istruzione, salute e sopravvivenza, empowerment politico.
Nel 2026, a livello globale, è stato raggiunto il 69,2% della piena parità di genere con un progresso di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Considerando le 97 economie monitorate fin dalla prima edizione del report, nel 2006, si tratta del livello più alto mai registrato. Il dato globale indica quindi una direzione. Ma osservando più da vicino la situazione italiana, il quadro diventa meno lineare.
Parità di genere in azienda, il nodo italiano è la partecipazione economica
Nella classifica complessiva del Global Gender Gap Index 2026, l’Italia si colloca all’83° posto, migliorando di due posizioni rispetto all’edizione precedente. Il quadro cambia però se si guarda alla dimensione che riguarda più direttamente il mondo del lavoro: partecipazione economica e opportunità (Economic Participation and Opportunity). Questo indicatore considera le differenze tra donne e uomini nella partecipazione al mercato del lavoro, nei redditi e nell’accesso alle posizioni professionali e manageriali. Qui l’Italia occupa il 121° posto su 145 economie: nella partecipazione economica e nelle opportunità ha raggiunto circa il 60% della piena parità tra donne e uomini. Il dato assume ancora più rilievo se confrontato con l’andamento internazionale. A livello globale, proprio la partecipazione economica è una delle aree in cui il divario rimane maggiore: nel 2026 è stato chiuso il 61,7% del gap, contro il 96,2% nell’area salute e sopravvivenza e il 96,9% nell’istruzione.
Il problema, quindi, non coincide semplicemente con l’accesso alla formazione. Si manifesta soprattutto nel passaggio dalle competenze alle opportunità economiche: ingresso e permanenza nel mercato del lavoro, sviluppo professionale, reddito e accesso ai ruoli decisionali.
Dalla statistica alle organizzazioni
Una classifica internazionale descrive un sistema-Paese. Dietro quel risultato, però, ci sono anche migliaia di decisioni che vengono prese ogni giorno all’interno delle organizzazioni. Come vengono definiti i criteri di selezione? Come vengono gestiti gli avanzamenti di carriera? Esistono differenze retributive a parità di ruolo e competenze? Quali condizioni vengono create per conciliare responsabilità professionali e familiari? Come sono distribuite le responsabilità nei processi decisionali? È su questo piano che un indicatore nazionale incontra concretamente la vita delle imprese.
Misurare la parità di genere all’interno di un’organizzazione significa infatti osservare processi che incidono direttamente sulle opportunità professionali delle persone e verificare nel tempo se producono o riducono differenze legate al genere.
Cosa misura la UNI/PdR 125:2022
In Italia uno degli strumenti utilizzati per strutturare questa misurazione è la UNI/PdR 125:2022, la prassi di riferimento che definisce le linee guida per un sistema di gestione della parità di genere nelle organizzazioni. La prassi prevede l’adozione di indicatori qualitativi e quantitativi e individua sei aree di valutazione: cultura e strategia; governance; processi HR; opportunità di crescita e inclusione delle donne; equità remunerativa per genere; tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Non si tratta quindi di una dichiarazione generale di principio, ma di un sistema che porta l’organizzazione a osservare elementi concreti dei propri processi, attraverso indicatori misurabili e verificabili nel tempo.
WAY ha adottato un sistema di gestione certificato secondo la UNI/PdR 125:2022 e rende pubblica la propria Politica per la parità di genere. Il documento definisce gli indirizzi adottati dall’azienda sul tema e il quadro entro cui vengono gestiti e monitorati i relativi processi organizzativi.
La Politica per la parità di genere di WAY è disponibile sul sito aziendale.